
La tappa inizia lasciandosi alle spalle le strade di Portalegre per immettersi sulla N246-2, una strada nazionale che ben presto abbandona l’atmosfera urbana e si addentra nel Parco Naturale della Serra de São Mamede. Nei primi chilometri il traffico va via via scomparendo e il ritmo si fa molto più tranquillo, invitando a godersi il paesaggio senza fretta.
La strada presenta un manto in ottime condizioni, una carreggiata di larghezza media e una successione di curve ampie e fluide che consentono di collegare le pieghe con totale naturalezza. Ai lati compaiono muri in pietra, piccole abitazioni sparse e, poco dopo, vigneti perfettamente allineati che coprono i dolci pendii, creando uno degli scorci più caratteristici di questa zona dell’Alentejo.
Man mano che lasciamo alle spalle le ultime case, l’aria diventa più fresca e pulita, impregnata del profumo della vegetazione mediterranea e della terra che si scalda al sole. L’unico suono che rompe il silenzio è quello del motore che accompagna una guida rilassata, mentre i panorami cominciano ad aprirsi verso le prime colline della sierra.
Siamo ancora nelle prime battute della tappa, un buon momento per prendere il ritmo della giornata e iniziare a godersi un percorso che guadagnerà bellezza chilometro dopo chilometro.
Il tratto termina a un bivio, dove dovremo mantenere la sinistra per immetterci sulla strada M522 e proseguire lungo l’itinerario.

Non appena ci immettiamo sulla M522 inizia uno dei tratti più affascinanti di questa tappa. La strada si addentra in pieno nel Parco Naturale della Serra de São Mamede, dove il traffico praticamente scompare e la natura diventa la vera protagonista del percorso.
La carreggiata è stretta, con un asfalto in ottime condizioni e una successione continua di curve di raggio medio che richiedono una guida attenta ma molto appagante. Il tracciato si snoda tra dolci colline, piccole vallate e pendii ricoperti di sughere, lecci e pinete, offrendo un itinerario davvero piacevole per qualsiasi motociclista.
Man mano che avanziamo compaiono ampi panorami sulle montagne dell’Alto Alentejo. Il paesaggio cambia continuamente, alternando zone boscose a radure da cui si osservano prati punteggiati di fiori selvatici, muretti in pietra e piccole aziende zootecniche. In primavera l’aria arriva carica del profumo delle cisti e della macchia mediterranea, mentre l’unico suono che accompagna la marcia è quello del motore e il canto degli uccelli.
È un tratto da gustare senza fretta, raccordando curva dopo curva mentre la strada si adatta con naturalezza al profilo della montagna. Con poco più di quindici chilometri percorsi dalla partenza da Portalegre, la sensazione è quella di essersi allontanati del tutto dal mondo urbano per entrare in uno degli angoli più tranquilli e meglio conservati della Serra de São Mamede.
Dopo poco più di 15 km di tappa arriviamo a una rotatoria, dove dovremo prendere l’uscita a destra per immetterci sulla strada M521 e continuare il percorso.

La M521 continua ad addentrarsi nel Parco naturale della Serra de São Mamede. La strada mantiene il suo ottimo fondo e il suo carattere tortuoso, alternando curve dolci e variazioni di quota che invitano a godersi una guida fluida mentre il paesaggio diventa sempre più montuoso.
L’ambiente è dominato da fitti boschi di sughere, lecci e pini, che si alternano a piccoli prati e pendii coperti di vegetazione mediterranea. In molti momenti si sente soltanto il rumore del motore, il vento tra gli alberi e il canto degli uccelli, una piacevole sensazione di isolamento che rende questo tratto uno dei più tranquilli della tappa.
La strada attraversa il piccolo nucleo di Montinho, dove poche abitazioni interrompono per un attimo il predominio della natura. Da qui si riaprono belle vedute sulle colline della sierra, punteggiate di uliveti e macchie di bosco che cambiano colore a seconda della stagione dell’anno.
L’itinerario prosegue alternando curve e brevi discese fino a raggiungere São Julião, un tranquillo borgo di montagna perfettamente integrato nel paesaggio del parco naturale, dove il ritmo della vita sembra scorrere allo stesso passo della strada.

Questo è uno dei tratti più spettacolari dell’intera tappa. Appena lasciata São Julião, la strada rientra nel Parco Naturale della Serra de São Mamede, attraversando un paesaggio montano in cui curve, boschi e panorami si susseguono praticamente senza sosta.
La M1044 mantiene un asfalto eccellente e una larghezza contenuta, perfetta per godersi una guida fluida. Il tracciato serpeggia continuamente lungo i fianchi della sierra, alternando curve ampie ad altre più strette e qualche variazione di pendenza che impone di mantenere sempre alta l’attenzione.
Man mano che avanziamo compaiono magnifiche viste sulle valli che circondano la sierra. I toni verdi dei sugheri, degli lecci e dei pini si mescolano a prati punteggiati di fiori selvatici e piccole aziende agricole. L’aria limpida di montagna, il profumo della vegetazione mediterranea e il silenzio appena rotto dal motore trasformano questo percorso in una vera delizia per i sensi.
In diversi punti vale la pena alzare per un istante lo sguardo dall’asfalto per contemplare l’orizzonte. Da qui si ottengono alcune delle migliori panoramiche del Parco Naturale della Serra de São Mamede, un’area protetta che ospita una delle maggiori biodiversità del Portogallo e costituisce il principale sistema montuoso dell’Alto Alentejo.
Nella parte finale del tratto la strada comincia a scendere dolcemente fino a tornare in un contesto più abitato, attraversando piccoli villaggi di case bianche da cui si gode una magnifica prospettiva della fortezza di Marvão, arroccata su un impressionante sperone roccioso. È un’immagine difficile da dimenticare e uno dei grandi simboli turistici di questa regione.
Il tratto termina in un incrocio dove dovremo immetterci sulla strada M517 per proseguire l’itinerario.

La M517 abbandona poco a poco le zone più montuose del Parco Naturale della Serra de São Mamede per addentrarsi in un paesaggio più aperto e morbido. La strada mantiene un ottimo fondo e un tracciato piacevole, alternando lunghi rettilinei a curve ampie che consentono di godersi una guida rilassata.
L’ambiente cambia gradualmente. I fitti boschi lasciano il posto alla dehesa alentejana, dove lecci e sughere appaiono sparsi su vaste praterie. È frequente vedere greggi al pascolo in libertà, piccole aziende agricole e antiche tenute in pietra che riflettono il carattere rurale di questa comarca.
Lungo il percorso attraversiamo piccoli nuclei come Vale de Cavalos e Mosteiros, dove poche case bianche interrompono la tranquillità del paesaggio. Il profumo dell’erba, il canto degli uccelli e l’assenza quasi totale di traffico trasformano questo tratto in una vera passeggiata nell’Alto Alentejo.
Man mano che ci avviciniamo ad Arronches, il terreno diventa ancora più pianeggiante e compaiono ampie vedute sulle dehesas che circondano la località. La strada invita a godersi il paesaggio con calma mentre ci avviciniamo a una delle cittadine storiche della frontiera portoghese.
Se hai tempo, vale la pena dedicare qualche minuto a visitare Arronches. Il suo centro storico conserva resti delle antiche mura medievali, la Igreja Matriz de Nossa Senhora da Assunção e piacevoli piazze dove fermarsi per una pausa prima di proseguire il percorso.

Lasciando Arronches imbocchiamo la N371, una strada completamente diversa da quelle percorse negli ultimi chilometri. Le curve scompaiono quasi del tutto e lasciano spazio a un tracciato rettilineo che attraversa le immense pianure dell'Alto Alentejo.
La strada presenta un manto eccellente, una buona larghezza e pochissimo traffico, per cui è ideale per viaggiare con calma godendosi il paesaggio. Su entrambi i lati si estendono grandi dehesas punteggiate da lecci e sughere, prati dove pascolano vacche e pecore ed estesi campi coltivati che sembrano perdersi all'orizzonte.
La sensazione di ampiezza è costante. Il vento, il canto degli uccelli e il ronzio del motore sono praticamente gli unici suoni che accompagnano questo percorso. Di tanto in tanto compaiono piccoli sentieri agricoli e antiche tenute che ricordano il marcato carattere zootecnico di questa zona di confine.
Alla nostra destra si trova la Barragem do Abrilongo e, un po' più a sud, il grande bacino di Caia, due importanti riserve d'acqua che riforniscono gran parte di questa regione e arricchiscono il paesaggio con ampie distese d'acqua visibili da alcuni punti del percorso.
Negli ultimi chilometri cominciano ad apparire le prime abitazioni di Nossa Senhora da Graça de Degolados, un tranquillo centro abitato molto vicino al confine spagnolo, noto per conservare l'atmosfera quieta dei piccoli villaggi dell'Alentejo.

Lasciamo Nossa Senhora da Graça de Degolados per percorrere una tranquilla strada secondaria che ci immerge di nuovo nell’immensità del paesaggio alentejano. Il fondo stradale è in ottime condizioni e il traffico è praticamente inesistente, permettendo di godersi una guida rilassata mentre la strada collega dolci curve tra vaste dehesas.
Il paesaggio è dominato da lecci e sughere sparsi su ampie praterie, dove non è raro incontrare bestiame al pascolo libero. La sensazione di spazio è assoluta e l’orizzonte si perde tra campi coltivati, piccole aziende agricole e macchie di vegetazione mediterranea che cambiano colore a ogni stagione.
Per gran parte del percorso la strada segue il corso della Ribeira de Abrilongo e successivamente quello del río Xévora, due corsi d’acqua che aggiungono un piacevole contrasto al paesaggio e creano piccole aree di vegetazione più fitta. L’aria pulita, il profumo della campagna e il ronzio degli insetti qui sostituiscono il rumore del traffico.
Sebbene il tracciato sia semplice, le dolci curve e i piccoli cambi di direzione rompono la monotonia dei lunghi rettilinei, rendendo il percorso divertente e molto piacevole da vivere in moto senza alcuna fretta.
Alla fine del tratto arriviamo a un incrocio a T, dove dovremo svoltare a sinistra per immetterci sulla strada N373.

Ci immettiamo sulla N373 per dirigersi verso Campo Maior, una strada ampia e con un ottimo asfalto che permette di viaggiare con il massimo comfort. Il tracciato presenta appena qualche difficoltà e alterna lunghi rettilinei a curve molto dolci che attraversano il paesaggio caratteristico dell'Alto Alentejo.
L'ambiente continua a essere dominato dalle dehesas di lecci e sughere, da grandi praterie e da estesi campi agricoli dove l'orizzonte sembra non finire mai. Il traffico è molto scarso e la guida risulta particolarmente rilassante, accompagnata dal profumo della campagna e dal canto degli uccelli che abitano queste pianure.
Piano piano iniziano ad apparire le prime aziende agricole e alcune case sparse che annunciano la vicinanza di Campo Maior. La strada acquista un po' di movimento, pur restando molto piacevole da percorrere in moto.
L'arrivo a Campo Maior segna un cambio di scenario. Entriamo in una delle località più importanti dell'est dell'Alentejo, famosa per le sue storiche mura bastionate, per le spettacolari Festas do Povo, in cui migliaia di fiori di carta decorano le sue strade, e per ospitare la sede dell'azienda del caffè Delta Cafés, vero simbolo nazionale in Portogallo.

Lasciamo Campo Maior sulla N243, una strada nazionale ampia e con un fondo eccellente, che ci riporta alla tranquillità delle grandi pianure dell’Alentejo. Il traffico diminuisce rapidamente e il paesaggio torna ad aprirsi in ogni direzione, invitando a procedere con un ritmo rilassato.
Per buona parte del percorso la strada costeggia l’imponente Barragem do Caia, uno dei più grandi bacini artificiali del Portogallo. In diversi punti si aprono magnifiche vedute sulle sue acque, in contrasto con le dolci colline e le vaste dehesas di lecci e sughere che caratterizzano questa regione. È uno di quei luoghi in cui viene voglia di rallentare per godersi il paesaggio.
Il tracciato alterna lunghi rettilinei a curve molto dolci, sempre su un asfalto in perfette condizioni. Il profumo della vegetazione mediterranea, il canto degli uccelli acquatici che abitano l’area del bacino e la quasi totale assenza di traffico trasformano questo tratto in una vera passeggiata nell’Alto Alentejo.
Man mano che ci allontaniamo dal bacino riappaiono i campi coltivati, le piccole aziende zootecniche e alcune fattorie tradizionali sparse. La sensazione di ampiezza resta costante, con orizzonti aperti che trasmettono una piacevole calma.
Il percorso termina a Santa Eulália, una piccola e tranquilla località molto vicina al confine spagnolo, dove ci attende il tratto successivo.

L’uscita da Santa Eulália lascia rapidamente alle spalle le ultime case per immergersi di nuovo nel paesaggio aperto dell’Alentejo. La N243-1 presenta un fondo in ottime condizioni e una larghezza comoda che consente di mantenere un ritmo costante e rilassato. Il tracciato alterna lunghi rettilinei a dolci cambi di direzione e leggere ondulazioni che spezzano la monotonia senza richiedere una guida particolarmente tecnica. È una di quelle strade in cui viene voglia di lasciare che il motore giri con dolcezza mentre lo sguardo si spinge per diverse centinaia di metri davanti a sé.
Su entrambi i lati si estende un mosaico di dehesas punteggiate da lecci e sughere secolari. Sotto le loro chiome pascola il bestiame e, tra le radure, compaiono piccoli oliveti e alcune aziende agricole. L’aria arriva di solito limpida e secca, impregnata del profumo dell’erba e della terra riscaldata dal sole, mentre l’unico suono che rompe il silenzio è quello del motore e il canto degli uccelli che sorvolano queste pianure. La sensazione di ampiezza e tranquillità invita a godersi il paesaggio senza alcuna fretta.
L’itinerario attraversa la piccola località di Abegoa, dove la strada mantiene il suo carattere di attraversamento prima di tornare subito rurale. Poco dopo ritornano i lunghi rettilinei tra poderi e dolci colline, sempre accompagnati dalla caratteristica vegetazione mediterranea di questa zona di confine tra Portogallo e Spagna. La guida continua a essere fluida e piacevole, perfetta per rilassarsi prima di affrontare i chilometri successivi della tappa.
Dopo aver percorso già 123 km di itinerario, arriviamo a Vila Fernando, una piccola località dalle strade tranquille.

Lasciata Vila Fernando, la N372 torna a dispiegare il paesaggio sereno e aperto che caratterizza questa parte dell’Alentejo. La strada mantiene un fondo in condizioni eccellenti, con una larghezza generosa e un tracciato molto fluido che permette di godersi la guida senza sforzo. I lunghi rettilinei si alternano a curve ampie e ben visibili, invitando a mantenere un ritmo costante mentre il suono del motore accompagna il silenzio di un contesto praticamente disabitato.
Le dehesas continuano a dominare il paesaggio. Lecci e querce da sughero secolari proiettano ombre isolate su vaste praterie dove pascola il bestiame, mentre i campi si coprono di fiori selvatici che aggiungono pennellate gialle all’orizzonte. L’aria arriva pulita, con il caratteristico aroma dell’erba secca e della vegetazione mediterranea, accompagnato dal canto degli uccelli e dal lieve sfiorare del vento sul casco. È un tratto che trasmette una piacevole sensazione di calma e libertà.
La strada quasi non perde il suo ritmo finché, poco a poco, comincia a farsi presente Santo Aleixo. Da lontano si distinguono già le prime case bianche del paese, che acquistano importanza man mano che ci avviciniamo. L’ingresso nella località avviene in modo naturale, percorrendone l’attraversamento tra abitazioni tradizionali prima di raggiungere la fine del tratto.

L’uscita da Santo Aleixo conduce subito in un paesaggio completamente aperto, dove la strada avanza tra vaste aziende agricole e dolci rilievi che sembrano prolungarsi fino all’orizzonte. Questo tratto si snoda su una strada locale con un buon manto e poco traffico, un po’ più stretta delle statali percorse in precedenza, ma comunque abbastanza comoda da consentire una guida rilassata. Le curve sono ampie e morbide, alternate a lunghi rettilinei che permettono di godersi l’ambiente quasi senza interruzioni.
Qui le dehesas lasciano spazio a grandi campi coltivati, il cui colore cambia con le stagioni. In primavera predominano i verdi intensi e i gialli dei fiori spontanei, mentre gli alberi appaiono molto più sparsi che nei tratti precedenti. L’aria arriva pulita e secca, con il profumo dei cereali e della terra lavorata, accompagnato soltanto dal ronzio del vento e dal suono costante del motore. La sensazione è quella di avanzare in un’immensa pianura dove l’orizzonte non sembra mai avvicinarsi.
La strada mantiene sempre un andamento molto fluido, con un’ottima visibilità e un asfalto che invita a viaggiare con tranquillità. Poco prima della fine cominciano a comparire le prime abitazioni di Orada, annunciando il ritorno a un piccolo centro abitato dopo diversi chilometri completamente immersi nel paesaggio agricolo dell’Alentejo.

Lasciata Orada, la strada ritrova subito la tranquilla atmosfera della campagna dell’Alentejo. La M506 offre un fondo in ottime condizioni e una larghezza sufficiente per viaggiare comodamente, alternando lunghi rettilinei a curve dolci che quasi non richiedono di cambiare ritmo. La guida risulta rilassata e piacevole, con un’ottima visibilità che permette di anticipare ogni cambio di direzione mentre l’orizzonte si apre davanti a noi.
L’itinerario attraversa un paesaggio dominato da vaste aziende agricole, dehesas e campi coltivati dove gli lecci tornano a essere i grandi protagonisti. La Ribeira de Ana Loura accompagna parte del tracciato, aggiungendo un tocco di vegetazione più fitta prima di tornare nuovamente ai grandi spazi aperti. L’aria arriva carica del profumo dell’erba e della terra coltivata, mentre il ronzio del vento e il suono costante del motore sono praticamente gli unici compagni di viaggio. La sensazione di ampiezza trasmette una calma difficile da trovare su strade più trafficate.
Man mano che procediamo, il paesaggio comincia a mostrare i primi segnali della vicinanza di Estremoz. Appaiono piccole aziende agricole, alcune case sparse e i primi quartieri periferici che annunciano l’arrivo in una delle città più interessanti dell’Alentejo. Abbiamo già percorso una parte importante della tappa e il passaggio dall’ambiente rurale a quello urbano aggiunge varietà al viaggio.
Estremoz merita una sosta. Conosciuta come la "città del marmo", buona parte dei suoi edifici storici è costruita con questa caratteristica pietra bianca estratta dalle cave della zona. Il suo centro storico, dominato dal castello medievale e dall’imponente Torre de Menagem, conserva un gradevole intreccio di stradine che invitano a passeggiare, mentre la Praça Rossio Marquês de Pombal e la Chiesa dei Congregados riflettono l’importanza storica della città.

Appena lasciata Estremoz, ci lasciamo alle spalle l’atmosfera urbana per tornare a immergerci nell’immensità dell’Alentejo. La R381 presenta un ottimo manto stradale e un tracciato molto vario, che alterna lunghi rettilinei, curve morbide e piccoli saliscendi. Per buona parte del percorso la strada invita a tenere un ritmo brillante ma rilassato, godendosi una guida fluida in cui il traffico compare appena. Il borbottio del motore si mescola al vento che accarezza il casco, trasformando ogni chilometro in un vero piacere.
Le dehesas tornano a essere le grandi protagoniste. Lecci, querce da sughero ed estesi pascoli si susseguono su entrambi i lati della strada, formando uno dei paesaggi più rappresentativi dell’interno del Portogallo. Di tanto in tanto il terreno si increspa leggermente e permette di contemplare ampi panorami sulle dolci colline dell’Alentejo. L’aria trasporta il profumo della vegetazione mediterranea e della terra secca, mentre il canto degli uccelli rompe il silenzio di un ambiente in cui la natura sembra scorrere a un altro ritmo.
Man mano che ci avviciniamo a Redondo, la strada diventa un po’ più dinamica, collegando ampie curve che offrono belle vedute sulle catene montuose che circondano l’abitato. Cominciano ad apparire vigneti e piccole aziende agricole, una buona testimonianza della tradizione vinicola che ha dato fama a questa località. A questo punto della giornata abbiamo già percorso quasi metà della tappa, perciò Redondo può essere un buon posto per fare una pausa e godersi l’atmosfera tranquilla delle sue strade.
Redondo conserva un piacevole centro storico di origine medievale, protetto da antiche mura. Le sue strade bianche, la chiesa matrice e il castello ricordano l’importante ruolo difensivo che ha svolto per secoli, mentre le sue cantine mantengono viva una delle tradizioni vinicole più prestigiose dell’Alentejo. Vale la pena dedicare qualche minuto a passeggiare nel centro prima di proseguire il viaggio.

Lasciamo Redondo alle spalle per immergerci di nuovo nel cuore dell’Alentejo lungo una tranquilla strada locale che serpeggia tra le dehesas e le dolci ondulazioni del terreno. Il fondo stradale è in ottime condizioni e la carreggiata, sebbene un po’ più stretta delle strade nazionali, permette di mantenere un ritmo comodo e costante. Le curve sono ampie e naturali, raccordate da brevi rettilinei che rendono la guida davvero piacevole. Il traffico è di solito scarso, perciò il suono del motore torna a essere il vero protagonista del viaggio.
Il paesaggio ritrova tutta la sua essenza. Lecci secolari, querce da sughero e prati punteggiati di fiori spontanei accompagnano praticamente tutto il percorso. Tra gli alberi compaiono piccole aziende agricole e muretti in pietra che delimitano i poderi. L’aria porta con sé il profumo dell’erba secca, della vegetazione mediterranea e della terra riscaldata dal sole, mentre una lieve brezza entra nella giacca nei tratti più aperti e il canto degli uccelli rompe il silenzio di questo angolo dell’Alentejo.
Il tracciato sale e scende dolcemente, permettendo di godere di splendide vedute panoramiche sulle dehesas che circondano la Ribeira de Valfrades. La strada invita a guidare con morbidezza, assaporando più l’ambiente che la velocità. Poco a poco iniziano ad apparire le prime case sparse di Aldeia das Pias, annunciando la fine di questo tranquillo itinerario rurale.

La partenza da Aldeia das Pias segna il ritorno su una di quelle strade che invitano a godersi il viaggio senza guardare l’orologio. La N255 offre un asfalto impeccabile, una buona larghezza e un tracciato molto scorrevole che alterna lunghi rettilinei a dolci cambi di pendenza. Fin dai primi metri la visibilità è eccellente, permettendo di osservare la strada perdersi all’orizzonte mentre il suono uniforme del motore accompagna ogni chilometro.
Il paesaggio torna a essere dominato dalle immense dehesas dell’Alentejo. Lecci e querce da sughero compaiono sparsi su grandi distese di pascoli e campi coltivati, formando un’immagine che sembra ripetersi a perdita d’occhio senza mai stancare. In primavera, i fiori selvatici tingono di giallo i bordi della strada e l’aria trasporta il profumo dell’erba, della terra secca e della vegetazione mediterranea. Si percepiscono a malapena altri suoni oltre al vento che accarezza il casco e al canto degli uccelli che sorvolano queste pianure.
I lunghi rettilinei si alternano a dolci ondulazioni del terreno che permettono di godere di ampie vedute sulla campagna dell’Alentejo. La guida risulta particolarmente rilassante e trasmette quella sensazione di libertà che solo le strade poco trafficate dell’interno del Portogallo sanno offrire. Con poco più di duecento chilometri percorsi, questo può essere un buon momento per fare una sosta nella località successiva e recuperare le energie prima di affrontare la parte finale della tappa.
Poco a poco iniziano ad apparire i primi edifici di Reguengos de Monsaraz, una delle località più importanti della regione. Conosciuta per i suoi vini prestigiosi e per lo stretto legame con il vicino borgo medievale di Monsaraz, offre un centro urbano vivace con numerosi servizi, diventando un ottimo posto per riposarsi o gustare la gastronomia dell’Alentejo.

Lasciamo alle spalle Reguengos de Monsaraz lungo la N256, abbandonando poco a poco il centro abitato per tornare a immergerci nell’immensità dell’Alentejo. La strada è in ottime condizioni, con due corsie ampie e un tracciato comodo che alterna lunghi rettilinei a curve dolci di ampio raggio. È una strada che permette di mantenere un ritmo rilassato, godendosi l’ambiente quasi senza pensieri e lasciando che il suono costante del motore segni il tempo del viaggio.
Il paesaggio torna ad aprirsi in tutte le direzioni. Ai lati compaiono vigneti, coltivazioni e vaste dehesas punteggiate di lecci, mentre il terreno ondulato permette di contemplare ampi orizzonti. L’aria arriva calda e secca, impregnata del profumo dell’erba e della terra alentejana, con il canto degli uccelli che di tanto in tanto rompe il silenzio che caratterizza questa comarca. La sensazione è quella di avanzare in una regione tranquilla, dove il traffico scarseggia e il tempo sembra scorrere a un altro ritmo.
L’itinerario attraversa piccoli centri come Vendinha, dove la strada mantiene il suo carattere di attraversamento prima di tornare rapidamente alla campagna aperta. Poco dopo compare il fiume Degebe, la cui valle introduce un lieve cambiamento nel paesaggio prima di lasciare nuovamente spazio alle grandi pianure agricole che dominano questa parte della tappa.
Con più della metà del percorso giornaliero già completata, questo tratto invita a godersi una guida serena, macinando chilometri senza sforzo mentre l’orizzonte sembra allontanarsi continuamente davanti alla moto. È uno di quei percorsi in cui il piacere non sta nelle curve, ma nell’immensità del paesaggio e nella calma che trasmette.
Il tratto termina a un incrocio dove dobbiamo svoltare a destra per immetterci sulla strada successiva e continuare il percorso.

Il percorso prosegue su una strada secondaria ben asfaltata dal tracciato scorrevole, alternando lunghi rettilinei a curve dolci che permettono di godersi una guida rilassata. Il traffico è appena percettibile e il ritmo rimane costante, ideale per lasciare avanzare la moto in modo naturale mentre il paesaggio dell’Alentejo si apre su entrambi i lati. Il motore accompagna con un suono uniforme, interrotto soltanto dal vento che inizia a farsi sentire nei tratti più aperti.
Le vaste dehesas tornano a essere protagoniste. Le querce da sughero isolate proiettano piccole macchie d’ombra sui pascoli, mentre le dolci ondulazioni del terreno offrono ampie vedute di questa comarca. L’aria arriva calda e secca, con il caratteristico profumo dell’erba e della terra riscaldata dal sole, creando quell’atmosfera così propria dell’interno del Portogallo che invita a godersi la strada senza fretta.
L’itinerario attraversa il piccolo nucleo di São Manços de Machede, dove il ritmo rallenta brevemente prima di tornare alla quiete della campagna. Poco dopo compaiono le acque della Barragem do Monte Novo, che accompagnano parte del percorso offrendo un piacevole contrasto tra l’azzurro dell’invaso e i toni verdi e dorati della dehesa. È un angolo particolarmente bello per alzare per un attimo lo sguardo dalla strada e contemplare il paesaggio.
Al raggiungimento dei 250 chilometri di tappa siamo ormai chiaramente nella fase finale della giornata. La strada continua a essere piacevole e molto comoda, permettendo di assaporare gli ultimi chilometri con una guida tranquilla, godendo del silenzio dell’ambiente e della sensazione di isolamento che offre questa parte dell’Alentejo.
Il tratto termina immettendoci sulla N254, dove proseguiremo l’itinerario seguendo il percorso segnalato verso il tratto successivo.

La N254 ci conduce direttamente verso Évora lungo una strada ampia, ben asfaltata e dal tracciato semplice, dove predominano i lunghi rettilinei e le curve molto aperte. È un tratto comodo che consente di mantenere un ritmo costante mentre il paesaggio dell’Alentejo lascia poco a poco spazio a un contesto sempre più urbano. Il suono del motore accompagna in modo uniforme il percorso e il vento perde importanza man mano che compaiono le prime costruzioni.
Su entrambi i lati continuano le dehesas punteggiate da querce da sughero e piccole aziende agricole, anche se poco a poco iniziano a comparire capannoni, quartieri residenziali e accessi che annunciano la vicinanza di una delle città più monumentali del Portogallo. L’aria conserva ancora quel caratteristico aroma di campagna secca e vegetazione mediterranea, ma inizia a mescolarsi con l’attività tipica di una grande città.
L’ingresso a Évora avviene attraverso ampi viali prima di addentrarci nel centro storico. Le strade si restringono e il fondo stradale obbliga a rallentare per godersi l’atmosfera di questa città dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Tra i suoi edifici spiccano l’imponente Cattedrale di Évora, uno dei templi gotici più importanti del paese, e la vicina Praça do Giraldo, autentico cuore della città, circondata da portici e terrazze che invitano a fermarsi per qualche minuto. Molto vicino si trova anche il celebre Tempio romano di Évora, uno dei monumenti romani meglio conservati della penisola iberica.
Con più di duecentocinquanta chilometri percorsi, questo è uno dei posti migliori dell’intera tappa per fare una pausa, mangiare o semplicemente passeggiare per le sue strade prima di proseguire il viaggio.

Lasciamo alle spalle le mura di Évora imboccando la R114-4, una strada ampia e con un ottimo fondo che consente di uscire dalla città con comodità. Nei primi chilometri si viaggia ancora tra rotonde, viali ed edifici, ma ben presto il traffico diminuisce e il paesaggio urbano si dissolve, restituendoci la tranquillità dell’Alentejo. Il suono del motore torna protagonista, mentre l’aria riprende a farsi pulita e aperta.
Uno dei momenti più speciali di questo tratto arriva quando passiamo sotto l’imponente Acquedotto di Água de Prata. Le sue eleganti arcate di pietra, integrate tra le strade di Évora, ricordano l’importanza storica di questa città e costituiscono uno dei suoi monumenti più emblematici. Attraversarlo in moto è una di quelle immagini che restano nella memoria molto tempo dopo la fine del viaggio.
La strada continua poi tra dehesas di querce e campi coltivati, con un tracciato semplice che alterna lunghi rettilinei e curve molto dolci. La guida è rilassata, senza complicazioni, perfetta per godersi l’ambiente. Il profumo della vegetazione mediterranea e della terra secca torna ad accompagnarci, mentre il canto degli uccelli sostituisce poco a poco il brusio urbano che abbiamo appena lasciato alle spalle.
Man mano che avanzo, i panorami si riaprono sull’immenso paesaggio dell’Alentejo. Le querce compaiono sparse su dolci colline e le coltivazioni si estendono fino a perdersi all’orizzonte, offrendo quella sensazione di ampiezza così caratteristica di questa regione portoghese.
Il tratto termina immettendoci frontalmente sulla N370, dove continueremo il percorso seguendo questa strada verso il tratto successivo.

Proseguiamo sulla N370 in direzione di Arraiolos. La strada mantiene una buona larghezza e un manto impeccabile, con un tracciato molto fluido che alterna lunghi rettilinei e curve ampie. È un tratto tranquillo, perfetto per viaggiare con dolcezza godendo dell’equilibrio tra la moto e il paesaggio. Il suono del motore si mescola al mormorio del vento mentre il traffico torna a farsi scarso.
L’immensa pianura dell’Alentejo continua a dominare l’orizzonte. Le querce da sughero sparse, i campi di cereali e i prati coperti di fiori selvatici accompagnano il percorso, riempiendo l’aria del caratteristico profumo di erba secca e vegetazione mediterranea. Di tanto in tanto qualche azienda agricola rompe l’uniformità del paesaggio, ma la sensazione predominante è quella di ampiezza e calma.
Prima di arrivare ad Arraiolos attira l’attenzione un edificio con cupola bianca situato su un piccolo rilievo. Si tratta dell’Osservatorio Astronomico di Arraiolos, la cui sagoma risalta chiaramente tra le querce da sughero e offre un’immagine curiosa e inattesa in mezzo alla campagna dell’Alentejo.
Poco dopo compare, su una collina, l’inconfondibile sagoma del castello di Arraiolos che domina l’abitato. Questa fortezza medievale, dalla singolare pianta circolare, è uno dei monumenti più rappresentativi della regione e annuncia l’arrivo in una località conosciuta in tutto il mondo per la produzione artigianale dei tappeti di Arraiolos, una tradizione che si mantiene viva da secoli.

Qui inizia il tratto più lungo di tutta la tappa. Lasciamo Arraiolos alle spalle per immetterci sulla N4, una strada nazionale ampia, con un manto stradale in ottime condizioni e un tracciato confortevole che alterna lunghi rettilinei a curve dolci. È una strada che invita a mantenere un’andatura costante, godendosi il viaggio senza dover prestare troppa attenzione alla guida. Il suono del motore accompagna il percorso con un ritmo regolare, mentre il vento torna a farsi sentire con intensità nei tratti più aperti.
Il paesaggio conserva tutta l’essenza dell’Alentejo. Le grandi dehesas punteggiate di lecci si alternano a vasti campi coltivati che cambiano colore a seconda della stagione. In primavera prevalgono i fiori spontanei che ricoprono i margini di giallo e di bianco, mentre il profumo dell’erba, della terra secca e della vegetazione mediterranea invade l’aria. L’ampiezza dell’orizzonte trasmette una piacevole sensazione di libertà, difficile da trovare in altre regioni.
Lungo il percorso attraversiamo diverse località senza lasciare la N4. Per prima appare Montemor-o-Novo, una delle località più importanti di questa zona dell’Alentejo. Dalla strada si distingue, a dominare il centro abitato, il castello medievale che corona la collina e ricorda l’importanza storica della città. Più avanti l’itinerario prosegue verso Vendas Novas, dove la strada assume di nuovo per un tratto un carattere più urbano, prima di ritrovare rapidamente la tranquillità della campagna.
Dopo aver lasciato alle spalle le località, il traffico torna a essere molto scarso e il percorso recupera quel piacevole equilibrio tra ampi rettilinei e dolci ondulazioni del terreno. Il rumore del vento, il canto degli uccelli e il costante ronzio del motore finiscono per diventare la colonna sonora di questo lungo viaggio nel cuore dell’Alentejo. A questo punto della giornata affrontiamo ormai gli ultimi grandi chilometri della tappa, con la sensazione che la destinazione finale inizi ad avvicinarsi poco a poco.
Il tratto termina all’arrivo a Figueira da Vergonha, dove lasceremo la N4 per proseguire il percorso verso il tratto successivo.

La N252 ci conduce in direzione di Setúbal lungo una strada ampia e comoda, che attraversa diverse località prima di avvicinarsi definitivamente all’Atlantico. Nei primi chilometri il manto stradale resta eccellente e il tracciato presenta poche complicazioni, alternando lunghi rettilinei a curve molto dolci che consentono una guida rilassata. Poco a poco l’ambiente smette di essere pienamente rurale e cominciano ad apparire più abitazioni, zone artigianali e aree industriali, annuncio della vicinanza di una città importante.
Dopo aver lasciato alle spalle Pinhal Novo, la strada continua a perdere gradualmente il carattere agricolo che ci ha accompagnato per buona parte della tappa. Eppure resistono ancora spazi aperti con dehesas e campi coltivati, dove l’aria conserva il profumo della vegetazione mediterranea, mescolato ora a un’atmosfera sempre più umida. Il vento cambia leggermente e comincia a preannunciare la vicinanza dell’estuario del Sado.
L’arrivo a Setúbal segna un cambio di scenario molto marcato. Il traffico aumenta, le strade diventano più urbane e l’attività tipica di una città portuale inizia a farsi sentire. L’odore di sale e di mare sostituisce progressivamente quello della campagna, mentre all’orizzonte si intravedono gli impianti del porto, dove le grandi navi e le gru ricordano lo stretto legame di Setúbal con l’Atlantico e la pesca.
Con quasi quattrocento chilometri percorsi affrontiamo ormai gli ultimi compassi di questa lunga tappa. L’ingresso in città trasmette la soddisfazione di essere molto vicini alla destinazione, combinando l’atmosfera marina con il fermento urbano dopo molti chilometri di strade tranquille nell’entroterra dell’Alentejo.
